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Dal 5 luglio 2026 la mostra dedicata ad Anna Claudi

Anna Claudi ALDILÀ 1976-2026

Anna Claudi è indefinibile. Questo è l’unico carattere che appartiene pienamente alla sua biografia e che attraversa tutte le recensioni alle sue opere. La critica le ha sempre riconosciuto un’assoluta originalità «priva di qualsiasi reminiscenza stilistica» (Morro, 1937). La sua pittura non ha mai cercato di raffigurare la realtà visibile, ma la sua essenza profonda e manifesta. Questo è stato possibile perché la sua arte scaturisce da una passione così tenace e febbrile, da poter essere placata soltanto se assecondata. Secondo l’amico Libero de Libero, Anna Claudi dipinge per «un allarme improvviso dell’occhio» (De Libero, 1976). Una spinta così profonda che si qualifica come il paradigma costitutivo di ogni sua azione e impresa. Tutta la vita della Claudi è mossa dall’esigenza di trovare se stessa, totalmente e in ogni istante. «Volevo solo diventare un uomo», dichiara nella parte finale di un suo breve diario. Un obiettivo perseguito in un confronto continuo con i pennelli, i colori, le immagini e le superfici in cui si è imbattuta, indizi che l’hanno guidata nella ricerca del fondamento della sua identità. Per Anna Pioli in Claudi dipingere e disegnare non sono mai stati dei sollazzi, delle abitudini in cui si riscopriva particolarmente brava. Assecondando la passione per la pittura, la Claudi ha intuito il punto preciso, il momento esatto in cui tutto il suo esserci si trova in accordo con il resto della Natura; una consapevolezza che ci consegna la responsabilità per la scoperta della nostra personale umanità.


Affidandosi al simbolismo vasto e profondo della tavola L’occhio, dipinta da Anna Claudi nel 1970, la Fondazione Claudi inaugura con la mostra Anna Claudi ALDILÀ 1976-2026, le celebrazioni per onorare la memoria di Anna Pioli in Claudi, una delle due anime a cui la Fondazione è dedicata. ALDILÀ è un percorso espositivo scaturito dalla sinergia di più maestranze artistiche che vuole introdurre il visitatore all’interno della vita e dell’immaginazione creativa di Anna Claudi, il cui senso originario è racchiuso in questo iconico passaggio conclusivo del suo breve diario: «Volevo solo diventare un uomo».


Questo percorso espositivo nasce da una duratura e sempre inaspettata comunanza di visioni e intenti tra coloro che hanno partecipato a questo progetto. Questa sinergia ha permesso un confronto profondo con le visioni proposte da Anna Claudi nei suoi quadri. I curatori desiderano ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del percorso e invitano i visitatori a intraprendere questo viaggio lasciandosi guidare primariamente dalle loro personali impressioni e suggestioni: «Le intuizioni arrivano, non le facciamo noi. Ci arrivano come idea improvvisa, giudizio certo, significato colto al volo» (J. Hillman, 1996).

Curatori Gabriele Codoni, Ilde CipollettiSupervisione scientifica Massimo CiambottiAllestimento mc2lab (Ilde Cipolletti, Francesca Cruciani, Amanda Giuliani); Kukkulellis (Valerio Cucculelli)Progetto grafico Pamela NataliniMusiche inedite Frank Micucci, Serena Abrami, con la partecipazione di Monica Del Carpio Video animazione della stanza Al di là Ilde Cipolletti, Adelaide PopaStatua della stanza Ho pochissima stima delle donne Alessandro BelardinelliInstallazione site-specif della stanza La Finestra Paola Tassetti  – Videomaker della stanza La Finestra Leonardo Ranzuglia Editing dei testi Rachele CavalloTraduzione dei testi in lingua Elisa ForconiUfficio stampa, social e comunicazione Francesca Pellegrino, Gabriele CodoniSegreteria Marco Falcinelli 

Si ringraziano Sofia Crescimbeni, Alessandro Buzoi, Maria Adele Meschini, Nicola Campagnoli

Con la partecipazione e il contributo di Liceo Artistico Edgardo Mannucci di Ancona, I.T.T.S. Eustachio Divini di San Severino Marche, I.I.S. Varano-Antinori di Camerino, Artigianvetro srl di San Severino Marche


Anna Claudi nasce a Serrapetrona il 28 marzo del 1894. Trascorre la sua infanzia circondata dalle attenzioni di suo zio prete che la introduce alla conoscenza della filosofia, della teologia e alla lettura dei classici della letteratura classica ed europea. Il suo innato amore per la natura la porta a trascorrere in solitudine le giornate nel verde delle colline marchigiane che fin da bambina comincia a disegnare nei suoi quaderni di scuola. Nel settembre del 1913, appena diciassettenne, sposa Adolfo Claudi da cui nasceranno i figli Claudio, Dina e Vittorio.

Pochi anni dopo, l’incontro con l’affreschista romano Mario Adami, tornato da poco da Parigi, le permette di apprendere la tecnica dell’affresco e del ritratto. Fedele al suo maestro, le sue prime produzioni saranno affreschi e decorazioni eseguite anche nelle case e nei palazzi da lei abitati, come nelle stanze di Palazzo Claudi a Serrapetrona.


Allora, egli all’improvviso capì il senso di quel naturale incantesimo. Che cosa infatti volevano dirgli i filari di pioppi all’orizzonte che vanno vanno in corteo e sembrano sfuggirlo e nello stesso tempo corrergli incontro, per poi allontanarsi alle sue spalle, nella nebbia, consumati, mentre nuove schiere appaiono dinnanzi inesauribili precipitandosi su di lui?

Dino Buzzati, Un amore

Non si può immaginare come attendevo la sera per vedere l’arcobaleno. Erano passati giorni e mesi ma la mia ansiosa attesa era sempre vana. Un giorno a primavera inoltrata venne una pioggerellina piena di sole e così trasparente che sembrava veramente che l’azzurro del cielo si fosse disgregato. Io guardavo stupita attraverso i vetri di una finestra che dava in una grande vallata. Il verde di questa era pulito, meraviglioso.

Dal diario di Anna Claudi

L’allestimento

L’esposizione ALDILÀ, ideata e curata dal Prof. Gabriele Codoni e dall’Arch. Ilde Cipolletti, si sviluppa attraverso una serie di installazioni artistiche. Il progetto intende offrire ai visitatori un’esperienza immersiva e d’immedesimazione nella vita e nella complessa ricerca artistica della figura poliedrica Anna Claudi.
La realizzazione dell’intero progetto espositivo è stata il frutto di una sinergia che ha coinvolto numerose maestranze e professionalità del panorama artistico e tecnico: il progetto grafico è stato curato da Pamela Natalini; l’allestimento e la progettazione strutturale sono stati realizzati dallo studio mc2lab insieme alla ditta Kukkulellis; l’architettura e scrittura sonora della musica è stata composta dagli artisti Serena Abrami e Frank Micucci, in collaborazione con il Maestro Monica del Carpio; la stanza finale del percorso, intitolata Pigmentario Paradisiaco Credenziale Hypermetafisico degli uccelli è stata curata e firmata dall’artista Paola Tassetti.

L’iniziativa si avvale del patrocinio della Regione Marche, dell’AMAT e del Comune di Serrapetrona. Il progetto ha inoltre attivato una proficua collaborazione con gli istituti scolastici del territorio: l’ITTS di San Severino Marche, l’IIS “Varano Antinori” di Camerino e il Liceo Artistico “Edgardo Mannucci” di Ancona. Importante è stata anche la collaborazione dell’azienda settempedana Artigianvetro per il fondamentale contributo tecnico nella fornitura degli specchi integrati nel percorso allestitivo.


I curatori

Gabriele Codoni, dopo la laurea in filosofia a Macerata, collabora dal 2012 con la Fondazione Claudi per la creazione e la cura dell’archivio storico-documentale della famiglia Claudi. Nel 2019 consegue il dottorato di ricerca presso l’Università degli Studi di Urbino redigendo una tesi dedicata alla biografia e all’opera filosofica di Claudio Claudi. Ha pubblicato per i tipi FrancoAngeli con la storica dell’arte Stefania Severi La ragione dell’arte. Gli scritti di Claudio Claudi (2021), primo volume della Collana editoriale della Fondazione Claudi. Nel 2022 consegue la laurea magistrale in ricerca storica e risorse della memoria. In occasione dei cinquant’anni della morte di Claudio Claudi (1972-2022) ha curato insieme a Ilde Cipolletti l’allestimento dell’esposizione Ho desiderato la felicità, ho cercato Tutto. Claudio Claudi: un umanista del secolo breve. Nel 2022 ha scritto e diretto il podcast dedicato a Claudio Claudi Ho desiderato la felicità, ho cercato Tutto. Claudio Claudi: un umanista del secolo breve. Dal 2023 collabora con il prof. Guido Giglioni, professore di storia della filosofia moderna e contemporanea dell’Università degli studi di Macerata. Nel 2025 è stato nominato culture della materia in Storia della Filosofia presso Università degli Studi di Macerata. Dal 2015 insegna filosofia e storia presso i licei marchigiani.


Ilde Cipolletti (San Severino Marche, 20 ottobre 1984) si laurea in Architettura nel 2009 e nel 2010 si abilita alla professione di architetto. Nello stesso anno ottiene una borsa di perfezionamento all’estero con destinazione Parigi, coordinata dai prof. Cristiano Toraldo di Francia e Libero Andreotti, da cui nasce il volume “PARIS/derive”. Dal 2012 esercita come architetto libero professionista, fondando con Francesca Cruciani lo studio Mc2lab. Nel 2016 consegue il master di II livello in Gestione e valorizzazione dei beni culturali alla Link Campus University di Roma. Affianca alla libera professione l’attività di docente di ruolo di Storia dell’arte all’IIS “Varano-Antinori” di Camerino, all’interno della quale partecipa alle Giornate FAI di Primavera, e al Piano delle Arti con il progetto “Genius loci” e coordina il progetto curricolare “I mestieri dell’arte”. Come architetto ha preso parte alla stesura del Piano particolareggiato del borgo di Elcito, ed è coordinatrice del progetto di recupero architettonico post-sisma sulla chiesa di Santa Maria in Valfucina. Collabora con realtà culturali territoriali, tra cui Divento Festival, e con il gruppo AltriMenti nelle esperienze Bosco Urbano e Desidera. Nel 2022 ha curato con Gabriele Codoni, a Palazzo Claudi di Serrapetrona, l’allestimento della mostra “Ho desiderato la felicità. Ho cercato tutto. Claudio Claudi: umanista del secolo breve”.




Il catalogo della mostra

Siamo giunti alla celebrazione dei 50 anni dalla morte di Anna Claudi. Il regalo che le facciamo è il secondo volume delle sue opere, al quale si unirà il 5 luglio, la mostra dei dipinti che vi sono raccolti. Siamo certi che ciò l’avrebbe resa felice e festosa, proprio come i protagonisti che animano molti dei suoi quadri, piccole figure festose e dialoganti, immerse in una natura visionaria ma reale, tutta colorata di vitalità.
(Massimo Ciambotti, presidente Fondazione Claudi)

La lunga frequentazione con l’opera di Anna mi induce a trarre le “mie” conclusioni. Come definire l’arte di Anna Claudi? Enrico Piceni parla di “realismo magico”, usando l’espressione di Massimo Bontempelli, che la coniò traendola dalla studioso tedesco Franz Roh, cioè pittura caratterizzata da «precisione dei contorni, solidità di materia ben poggiata al suolo e intorno come un’atmosfera di magia che faccia sentire attraverso un’inquietudine intensa quasi un’altra dimensione in cui la vita nostra si proietta». In realtà tale definizione appare fuorviante in quanto molto meglio sembrano cogliere l’essenza di questa pittura Adolphe de Falgairolle e Michele Biancale. Il primo scrive: «quello che appartiene in proprio ad Anna Claudi, senza che in noi sorga il ricordo di una qualsiasi parentela con un artista della penisola, è ciò che io vorrei che si chiamasse l’invenzione realista». Ancor più puntuale è la definizione di Biancale, che mi trova pienamente d’accordo: «…s’avverte nell’arte della Claudi, sempre, uno stacco fantastico per un viaggio verso il vero. In ciò è la particolarissima qualità della sua pittura che, anche sulla via del ritorno alla realtà, conserva quell’indicibile carattere di cosa sognata che si va colorando di verità naturale». In una formula riassuntiva potremmo dunque inserire la pittura di Anna Claudi in un Espressionismo Naturalistico, in quanto l’oggettivazione del soggettivo avviene attraverso forme naturalistiche.
(Stefania Severi, critica d’arte)

La vita e l’opera di Anna Claudi non possono essere rinchiuse in una formula, ingabbiate in una definizione, come qualche critico fece commentando alcune sue opere esposte durante le mostre romane degli anni ’50 attribuendole quella di pittrice naïf. Lo stesso de Libero nell’introduzione al primo catalogo delle sue opere pubblicato nel 1976, precisa che questa definizione «se non è prevaricatoria, è almeno sbrigativa e saccente». La personalità della Claudi raffigura perfettamente l’essenza dell’animo umano, sempre ondivago tra la terra e il cielo, trapassato da un’ignoranza radicale intorno a se stesso che adombra ogni suo gesto e attività. Ci sentiamo persi per un destino che non abbiamo scelto, ma che in ogni istante siamo chiamati necessariamente a creare: dobbiamo decidere chi essere pur sapendo di non poter mai pervenire ad una risposta definitiva. Il figlio Claudio in Realtà e valore scrive che «Essere o non essere è infatti il dilemma di fronte al quale si trova ogni uomo in ogni attimo della sua vita» e questa riflessione è una postura che appare e traspare in ogni pennellata e gesto vergato sulla tela della vita da Anna Pioli in Claudi. (Gabriele Codoni, curatore Fondo Claudi)

Per ordinare il catalogo scrivere a
info@fondazioneclaudi.it

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