#Claudio50

Ho desiderato la felicità, ho cercato Tutto

Claudio Claudi: un umanista del secolo breve

Claudio Claudi ha celato gelosamente gli scritti che raccontano la parte più vera e profonda della sua vita: può considerarsi valido leggere (e soprattutto rendere pubblici) i suoi testi? Questa attestazione non chiede una soluzione, un giudizio oppure un’opera di sistemazione. Claudio non è una matassa di quaderni, diari, appunti, fogli e disegni che devono essere subito archiviati e riposti. In essi abbiamo scorto innanzitutto l’insorgenza della vita, l’urgenza di un’esistenza che chiedeva di essere primariamente accolta e ascoltata.

Ma questo obiettivo apparentemente semplice si rende impossibile. Nessuno, infatti, può uscire da se stesso: ognuno osserva la vita e il mondo circostante dal suo misero ma imprescindibile punto di osservazione. Siamo davanti a un duplice e intrecciato mistero: da una parte dar voce a Claudio (tradendo così il valore intimo della sua opera) e dall’altra parte rilevarne l’impossibilità strutturale,  giacché ognuno non può uscire da sé per comprendere la vita e l’esistenza altrui.

Ma è proprio sul crinale di questa doppia contraddizione che vogliamo restare e farvi sostare. È proprio da questo impossibile ma sempre necessario superamento del proprio punto di vista che vogliamo intraprendere un viaggio tra le vie di un mondo inspiegabilmente altro, che però, avvertiamo come il riflesso di un’immagine inaspettatamente nostra. Spetterà a ognuno di voi cercare di comprendere come la narrazione della bios-grafia di Claudio si intrecci con il vostro bios, generando così nuovi graphein e nuovi sentieri che valgono sempre la pena di essere intrapresi e vissuti.